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“Bella così”, Il progetto di Chadia Rodriguez vs il body shaming

“Bella così”: Il progetto di Chadia Rodriguez vs il body shaming

Chadia Rodriguez, 22 anni è un’artista trap italiana di origine metà marocchina e metà spagnola che si trova al centro di un progetto proprio contro il body shaming cyberbullismo, chiamato “Bella così”.

Per chi non la conoscesse, Chadia è una giovanissima cantante, che non ha mai nascosto un passato complicato, e questo progetto è nato proprio dall’intenzione di voler prendere posizione su una tematica a lei molto vicina. Calciatrice prima e modella di nudo poi, l’artista ha sempre messo in mostra il suo corpo e con fierezza. Il problema, secondo la Rodriguez è che i giudizi delle persone sul fisico sono sempre fin troppo facili e non considerano minimamente il reale peso che hanno.

Per questo progetto è stata creata una canzone in coppia con Federica Carta, finalista di Amici e nota autrice, intitolata appunto “Bella così”, che tra le note, racconta in maniera molto schietta e cruda il problema, prettamente al femminile, del body shaming.

Video d’autore

Oltre al progetto musicale, è stato realizzato in parallelo un videoclip, che non è solo un semplice sfondo alla canzone ma è molto di più. Nel video, oltre a Chadia e Federica Carta, compaiono 19 donne tutte molto particolari. Queste raccontano 19 diverse storie con pochissimi frame, 19 modi di essere donna così diversi ma così simili, un progetto che ha l’intenzione di ricordare quanto forza e fragilità possano essere due facce della stessa medaglia quando si parla di abusi e violenze psicologiche.

Persone oltre i volti

Nonostante questa prima parte del progetto possa già essere considerata estremamente potente, il progetto non si è fermato qui. Infatti nel profilo Instagram di Chadia sono stati pubblicati anche dei “dietro le quinte” di alcune di queste ragazze che raccontano le loro difficoltà. Donne che hanno affrontato diverse problematiche: dal cambio di genere alla lotta contro i disturbi alimentari, passando per l’omofobia per l’orientamento sessuale ed il body shaming.

Un progetto maledettamente attuale

Il tema del body shaming è una piaga sociale che moltissimi artisti tentano ogni anno di far notare al mondo, basti pensare anche al recente singolo “Not My Responsability” di Billie Eilish. Ad ogni modo il progetto “Bella così” non è ancora stato dichiaratamente chiuso ed è molto probabile che Chadia farà in modo che quest’ultimo possa durare a lungo.

AntiHater.it

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Hate speech. L’odio in rete si abbatte soprattutto sulle donne

Hate speech. L’odio in rete si abbatte soprattutto sulle donne

Ancora oggi in Italia una donna ha molte più probabilità rispetto a un uomo di subire attacchi personali (o vero e proprio hate speech) online.

Internet è considerato oggi come il luogo per eccellenza della libertà di espressione, ma è anche il luogo in cui circolano senza sosta commenti negativi o inappropriati. Nei casi più gravi, sono vere e proprie incitazioni all’odio (hate speech) scagliate da individui che si celano dietro a uno schermo, incuranti delle conseguenze. Ancora oggi, in Italia, una donna ha molte più probabilità rispetto a un uomo di trovarsi al centro di questi attacchi. È quanto emerge da alcuni dati pubblicati in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che cade il 25 novembre.

Il Barometro dell’odio di Amnesty International

Il Barometro dell’odio è un’indagine che la ong Amnesty International ha già condotto in passato, per le elezioni politiche del 2018 e quelle europee del 2019. Per questa nuova edizione ha scelto venti personalità italiane che si distinguono nel campo della politica, dello sport, dello spettacolo e dell’informazione. Dieci uomini e dieci donne. Per cinque settimane, tra novembre e dicembre 2019, ha monitorato i post che hanno pubblicato su Facebook e Twitter, i commenti ricevuti e i messaggi in cui altri utenti li citano con nome e cognome, per un totale di 42.143 contenuti. Questi ultimi sono stati valutati uno per uno da una squadra di attivisti, ed esperti.

Le donne sono le più colpite dall’hate speech

Dai numeri emerge una verità che fa riflettere: l’odio online non è un’eccezione, bensì una costante. Sugli oltre 42mila contenuti esaminati, il 65 per cento ha un’accezione negativa. Nella maggior parte dei casi si tratta di semplici critiche o polemiche, ma il 14 per cento è offensivo, discriminatorio o – nello 0,7 per cento dei casi – può essere catalogato a pieno titolo come hate speech, cioè come un discorso di incitamento all’odio che colpisce gruppi specifici a rischio di discriminazione.

AntiHater.it

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